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La conformazione dei fondali marini, gli adattamenti e le strategie per sopravvivere in mare, le risorse, le tecnologie e le nuove ricerche con un occhio di riguardo alla storia del mare nostrum e dei suoi abitanti.


Settimanale - n. 2 del 20 gennaio 2012 - anno II
IL MONDO DELLE CONCHIGLIE
 
Il mondo delle conchiglie  
A forma di cuore, colorate, intere, a volte bucate o solo piccoli frammenti…. il mondo delle conchiglie affascina da sempre intere generazioni.
Per fortuna molti di noi ora le preferiscono lasciare sulla battigia o nel mare, insomma le preferiscono vedere al loro posto e non nelle loro case come asciutti soprammobili dimenticati.
Andiamo a scoprire cosa raccogliamo e chi sono i padroni di casa delle nostre conchiglie: i molluschi.
I molluschi sono uno dei gruppi animali più numerosi al mondo. Ne esistono circa 100.000 specie, delle quali circa due terzi sono marine e le rimanenti terrestri e d’acqua dolce. Fin dai tempi più antichi sono stati una importante fonte di cibo per le popolazioni di tutto il mondo che vivevano lungo le coste. L’aspetto delle loro conchiglie ha attratto l’attenzione dell’uomo per la loro enorme varietà di forme geometriche e per i loro colori. Le conchiglie sono state usate come ornamento e perfino come moneta di scambio da millenni.
Nel Mediterraneo si trovano circa 2.000 specie che vanno dalle grandi dimensioni del tritone (Charonia lampas), che arriva a 35 cm, alle minuscole dimensioni di

moltissime microconchiglie, grandi anche meno di un millimetro.
Le conchiglie costituiscono lo scheletro esterno, formato in maggior parte di carbonato di calcio, di moltissime specie di molluschi, ma alcuni non la possiedono più, come i nudibranchi, oppure hanno un residuo di conchiglia all’interno del corpo, come nel caso dell’osso di seppia. La conchiglia ha una funzione difensiva: l’animale, in caso di pericolo o in condizioni ambientali avverse, può ritirarsi all’interno del suo robusto guscio fino allo scampato pericolo.
I molluschi sono stati suddivisi dagli zoologi in otto gruppi principali ma quelli che si possono incontrare con maggiore frequenza sulle nostre coste sono cinque: gasteropodi, caratterizzati da una conchiglia che cresce a spirale fatta di un pezzo unico (come i murici, coni o ciprie); bivalvi, con una conchiglia costituita da due pezzi, uniti da una cerniera (come vongole e ostriche); scafopodi, con una conchiglia a forma di zanna di elefante aperta alle due estremità, come i Dentalium; poliplacofori, chiamati chitoni, la cui conchiglia è costituita da otto pezzi articolati; cefalopodi (polpi, calamari e seppie, con un residuo di conchiglia interna).
Osservare le conchiglie in riva al mare, oltre a essere una attività piacevole e divertente, permette di capire che tipo di ambienti marini sono presenti davanti alla costa.
Al di sopra della linea dell’alta marea, la zona emersa, sugli scogli bagnati solo dagli spruzzi delle onde, si trovano comunemente molluschi che riescono a vivere in condizioni estreme, esposti come sono al disseccamento durante la bassa marea. Tra questi i più comuni sono le piccole littorine, le gibbule e le patelle.
Nella fascia che si trova tra il limite dell’alta marea e quello della bassa marea, la cosiddetta zona litorale, si trovano ancora patelle (delle quali esistono nel Mediterraneo 7 specie diverse), gibbule, chitoni e le specie affusolate di Cerithium.
I fondali sabbiosi e fangosi ospitano una grande quantità di bivalvi, che vivono infossati nella sabbia, a profondità diverse a seconda delle specie, come fanno i cannolicchi, le telline, i cuori di mare o le mactre, tutte specie che vengono raccolte dragando il fondo per essere vendute nei mercati. Queste specie lasciano emergere dalla sabbia solo due tubicini, chiamati sifoni, attraverso i quali risucchiano l’acqua che filtrano per estrarne il nutrimento. Alcune specie di bivalvi non si infossano nel fondale ma vivono posate su di esso, come i pettini e le lime, capaci di nuotare sbattendo rapidamente le valve come una farfalla. I fondali sabbiosi sono l’ambiente preferito anche dei Dentalium e di alcuni gasteropodi, come le turritelle, le nasse, le natiche e i piedi di pellicano, conchiglie con una bocca caratterizzata da quattro o cinque espansioni che ne aumentano la superficie e, probabilmente, il “galleggiamento” sulla sabbia.
Su i fondali rocciosi vivono invece molluschi adattati in modo specifico a questo ambiente. I bivalvi che vivono sui fondali duri, non potendo infossarsi, sono spesso dotati di una struttura filamentosa, chiamata bisso, con la quale si attaccano alla roccia, come fanno le cozze, le arche, alcuni pettini, le ostriche o all’interno della roccia calcarea, come il dattero di mare. Tra i numerosi gasteropodi di fondo duro troviamo le belle e lucide ciprie, le fissurelle (simili a patelle ma con un buco al centro) o alcune specie di murici (che venivano raccolti in grande quantità dagli antichi Fenici per estrarne un colorante assai pregiato, la porpora).

Katia Rossi

 

Settimanale - n. 1 del 13 gennaio 2012 - anno II
IL PUNTO PIÙ BASSO DELLA TERRA: IL MAR MORTO
 
Mar Morto
Un turista sulla sponda giordana del Mar Morto dà una dimostrazione degli effetti dell'elevata salinità
 
Tutti i pesci di tutti i mari del mondo nuotano sopra la testa di chi ha la fortuna di immergersi nelle salatissime acque del Mar Morto, a circa 400 metri sotto il livello del mare, il lago salato situato tra Israele e la Giordania si trova nella depressione più profonda della Terra.
Un mare chiuso che ha come immissari le acque del fiume Giordano, del fiume Arnon e di altri corsi d’acqua di minore importanza , senza avere però alcun emissario. Questo lago salato è un bacino chiuso, per cui l’unica via d’uscita per l’acqua è l’evaporazione.
La sua salinità aumenta con la profondità. La superficie è la parte meno salata, diluita dalle acque del Giordano che trovano difficoltà a scendere nelle parti più basse: scendendo a 40 metri di profondità la salinità diventa di 300 g per ogni chilogrammo di acqua, circa 10 volte quella degli oceani. Nessuna forma di vita (oltre a ad alcuni batteri) dentro l’acqua limpida di un mare che sta morendo, solo i riflessi bianchi del sale sulle sponde e sul fondo.
Ogni anno ad occhio nudo è visibile il lento ritirarsi della linea di costa, dovuta alla grande evaporazione e alla deviazione nel secolo scorso dell’acqua dei fiumi

-soprattutto del Giordano- per uso agricolo. Tante oggi sono le soluzioni studiate per rialzare il livello del lago che negli ultimi 40 anni si è abbassato di circa 25 metri.
Le acque del Mar Morto vengono usate per la produzione di cloruro di potassio sia da società israeliane che giordane: vengono anche estratti bromo e magnesio, di cui il mare è ricco. L'estrazione viene fatta partendo dalle saline, visibili dallo spazio nella estremità sud del mar Morto.
Nella speranza che questo luogo magico non diventi solo un ricordo ed evapori per sempre, vi invitiamo a provare l’emozione di immergervi e galleggiare tra le salatissime acque del mare più basso del mondo.

Katia Rossi