moltissime microconchiglie, grandi anche meno di un millimetro.
Le conchiglie costituiscono lo scheletro esterno, formato in maggior parte di carbonato di calcio, di moltissime specie di molluschi, ma alcuni non la possiedono più, come i nudibranchi, oppure hanno un residuo di conchiglia all’interno del corpo, come nel caso dell’osso di seppia. La conchiglia ha una funzione difensiva: l’animale, in caso di pericolo o in condizioni ambientali avverse, può ritirarsi all’interno del suo robusto guscio fino allo scampato pericolo.
I molluschi sono stati suddivisi dagli zoologi in otto gruppi principali ma quelli che si possono incontrare con maggiore frequenza sulle nostre coste sono cinque: gasteropodi, caratterizzati da una conchiglia che cresce a spirale fatta di un pezzo unico (come i murici, coni o ciprie); bivalvi, con una conchiglia costituita da due pezzi, uniti da una cerniera (come vongole e ostriche); scafopodi, con una conchiglia a forma di zanna di elefante aperta alle due estremità, come i Dentalium; poliplacofori, chiamati chitoni, la cui conchiglia è costituita da otto pezzi articolati; cefalopodi (polpi, calamari e seppie, con un residuo di conchiglia interna).
Osservare le conchiglie in riva al mare, oltre a essere una attività piacevole e divertente, permette di capire che tipo di ambienti marini sono presenti davanti alla costa.
Al di sopra della linea dell’alta marea, la zona emersa, sugli scogli bagnati solo dagli spruzzi delle onde, si trovano comunemente molluschi che riescono a vivere in condizioni estreme, esposti come sono al disseccamento durante la bassa marea. Tra questi i più comuni sono le piccole littorine, le gibbule e le patelle.
Nella fascia che si trova tra il limite dell’alta marea e quello della bassa marea, la cosiddetta zona litorale, si trovano ancora patelle (delle quali esistono nel Mediterraneo 7 specie diverse), gibbule, chitoni e le specie affusolate di Cerithium.
I fondali sabbiosi e fangosi ospitano una grande quantità di bivalvi, che vivono infossati nella sabbia, a profondità diverse a seconda delle specie, come fanno i cannolicchi, le telline, i cuori di mare o le mactre, tutte specie che vengono raccolte dragando il fondo per essere vendute nei mercati. Queste specie lasciano emergere dalla sabbia solo due tubicini, chiamati sifoni, attraverso i quali risucchiano l’acqua che filtrano per estrarne il nutrimento. Alcune specie di bivalvi non si infossano nel fondale ma vivono posate su di esso, come i pettini e le lime, capaci di nuotare sbattendo rapidamente le valve come una farfalla. I fondali sabbiosi sono l’ambiente preferito anche dei Dentalium e di alcuni gasteropodi, come le turritelle, le nasse, le natiche e i piedi di pellicano, conchiglie con una bocca caratterizzata da quattro o cinque espansioni che ne aumentano la superficie e, probabilmente, il “galleggiamento” sulla sabbia.
Su i fondali rocciosi vivono invece molluschi adattati in modo specifico a questo ambiente. I bivalvi che vivono sui fondali duri, non potendo infossarsi, sono spesso dotati di una struttura filamentosa, chiamata bisso, con la quale si attaccano alla roccia, come fanno le cozze, le arche, alcuni pettini, le ostriche o all’interno della roccia calcarea, come il dattero di mare. Tra i numerosi gasteropodi di fondo duro troviamo le belle e lucide ciprie, le fissurelle (simili a patelle ma con un buco al centro) o alcune specie di murici (che venivano raccolti in grande quantità dagli antichi Fenici per estrarne un colorante assai pregiato, la porpora).
Katia Rossi |