Peronaggi
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Navigare, immergersi, fare ricerca, usarne la superficie o sfruttarne le profondità Quanti modi esistono di vivere il mare?
Quali sono i personaggi che vivono e lavorano in modo diretto o indiretto con il mare? Molti più di quelli che pensiamo.
Alcuni li andremo a incontrare, altri li guarderemo da lontano….ma sicuramente tutti avranno una passione comune…indovinate quale?
Diamo il Via alla nostra disordinata ricerca su personaggi noti e non solo che hanno a che fare con il mare.


Settimanale - n. 26 del 9 dicembre 2011 - anno I
È ITALIANO IL CAMPIONE DEL MONDO DI KITESURF WAVE!
 
Airton Cozzolino  

Il giorno 8 dicembre 2011 sull’Isola di Sal a Capo Verde il giovanissimo atleta italiano Airton Cozzolino si è laureato campione del mondo di kitesurf wave,
Un campione del mondo protagonista di un affascinante tour sportivo alla ricerca del vento e delle onde più belle che lo hanno visto “volare” quest’anno in paradisi terrestri come le Mauritius, il Perù e CapoVerde.
Non ancora maggiorenne il giovane diciassettenne Airton - di padre italiano e madre di Capoverde-  è un’immagine vincente di una nuova Italia proiettata nel futuro che vede un nostro concittadino sul podio più alto di questa giovane e rivoluzionaria specialità del surf che “imita” i surfisti da onda.
La disciplina wave, infatti è una perfetta fusione con il surf classico, in cui si usano tavole strapless uguali a quelle usate dai surfisti tradizionali. In questa specialità viene valutata la capacità dell’atleta di “prendere” le onde e come queste vengono “surfate” con una serie di curve mozzafiato alla ricerca della cresta più estrema.

Il campionato è organizzato da KiteboradingSurferPro sotto l’egida dell’unica organizzazione riconosciuta dall’ISAF , l’ International KitebordingAssociation.

Katia Rossi

Per approfondimenti e per vedere le immagini stupende di Airton tra le onde, clicca su

 

Settimanale - n. 17 del 07 ottobre 2011 - anno I
LA NATURA È LA "MISSIONE POSSIBILE" PER VINCENZO VENUTO
 
Vincenzo Venuto
Vincenzo Venuto
  Come ha fatto un biologo specializzato nello studio della comunicazione acustica dei pappagalli a fare un programma di natura in tv? Al Bioparco di Roma, Vincenzo apre con questa domanda la sua prima presentazione ufficiale del libro "MISSIONE NATURA" da pochi giorni uscito nelle librerie italiane.

Biologo e divulgatore scientifico, Vincenzo Venuto è il conduttore o meglio il consulente scientifico e appassionato audace protagonista della omonima trasmissione "Missione Natura" in onda dal 2006 su LA7.

Vincenzo racconta nel suo libro il "dietro le quinte" dei suoi tanti viaggi esplorativi scegliendo di parlare di natura attraverso la storia degli animali e delle persone che ha incontrato. E perché no… anche la storia di un biologo che studiava i pappagalli…

Tutta colpa di TEO, un bellissimo pappagallo oggetto di studio al quale ha insegnato "la musica". Poi un’intervista davanti ad una telecamera ed ecco il salto è fatto. Sembra tutto così semplice per il modesto Vincenzo, ma sappiamo che professionalità e costanza con oltre dieci anni di studi in Università e tanta ricerca sul campo sono la base del suo successo.

Sportivo ed esperto subacqueo, Vincenzo si è immerso nei mari di tutto il mondo e il mare ha sempre avuto un peso importante nella sua vita e nel suo lavoro. La ricompensa alle sue tante immersioni, però l’ha avuta fuori dall’acqua, beatamente all’asciutto a bordo di un gommone, con il “bacio” di una curiosa balena grigia.

Inseguendo le orche, ed evitando squali tigre, la natura è diventata per Vincenzo davvero una "Missione possibile" raccontata con naturalezza nella nostra intervista esclusiva realizzata al Bioparco di Roma, dove la natura ha compiuto di nuovo la sua "missione" con la nascita straordinaria di un cucciolo di leopardo iraniano.
Con questa buona notizia, andiamo ora a conoscere meglio Vincenzo Venuto.
Spazio alle immagini!

Katia Rossi


Presentazione Libro "MIssione Natura" al Bioparco di Roma 01 ottobre 2011

 
       Come nasce la passione per la natura        Il mare di Vincenzo
   
       Perchè la presentazione del libro al Bioparco di Roma        I progetti per il futuro

... e ancora
abbiamo chiesto

a Vincenzo Venuto
 

Settimanale - n. 16 del 30 settembre 2011 - anno I
LA STORIA DELL’IMMERSIONE
 
  Non si conosce la data esatta in cui l’uomo scoprì per la prima volta che poteva nuotare sott’acqua e recuperare gli oggetti giacenti sul fondo, ma la professione del subacqueo è vecchia di 5.000 anni.

Le prime immersioni risalgono agli scritti dello storico greco Erodoto, nei quali egli descriveva le imprese di un tuffatore greco di nome Scilla incaricato dal Re dei Persiani di recuperare un tesoro sommerso nel 400.

La figura dei tuffatori era ricercata in antichità soprattutto per scopi militari, in quei tempi le loro missioni variavano dal taglio delle cime dell’ancora per mandare le navi alla deriva, alla perforazione delle carene delle navi nemiche.

Il problema da risolvere è sempre stato la pressione.
Tra il 1.500 e il 1.800 si riusciva a rimanere sott’acqua qualche ora tramite una pesante campana, poi si arrivò in Gran Bretagna all’invenzione dello scafandro e nel 1828 perfino all’ideazione di una pesantissima muta.

Il secolo scorso ha chiaramente dato il via all’evoluzione delle attrezzature, fino

ad arrivare ad oggi con l’utilizzo di sofisticatissimi materiali.

Curiosità, necessità, voglia di mettersi alla prova… tantissime sono le storie che hanno portato l’uomo sotto il mare, insomma è da 5.000 anni che abbiamo voglia di immergerci. Significa forse che qualcosa di veramente bello ci deve essere la sotto?

Buona immersione

Katia Rossi

 

Settimanale - n. 14 del 16 settembre 2011 - anno I
RELITTO DEL DUNRAVEN
 
  La nave, un tempo, immersa nel mistero

Il canale di Suez è da sempre molto trafficato e soprattutto in passato ha mietuto molte vittime soprattutto tra le fila della marina mercantile britannica.
Il DUNRAVEN era stata costruita a New Castle nel 1873. Si trattava di una nave con sistema di navigazione misto, sia a motore che a vela e per questo definito “piroveliero”, con forme molto evolute per quei tempi.
Soprattutto la poppa è molto ben conservata e ancora visitabile.
Aveva due alberi per la velatura e sono ancora visibili appoggiate sul fondale con le loro postazioni per le vedette.
Bisogna fare molta attenzione durante l’immersione, che risulta sommariamente semplice, perchè ciò che resta della struttura del relitto è assai fatiscente e in alcuni punti pericolante.
Quando questo relitto fu scoperto alla fine degli anni ’70, vennero fatte diverse ipotesi sulla sua identità, inizialmente si pensò ad una “nave spia” della prima guerra mondiale, denominata “serie Q” dalla marina militare inglese, poi invece si pensò addirittura ad una delle navi Laurence d’Arabia, in questo caso sarebbe stata piena di tesori destinati a finanziare l’insurrezione araba contro l’Impero Ottomano.

Ma in realtà questa nave era un semplice mercantile che effettuava trasporto a volte di materiali ferrosi e a volte, come nell’occasione del suo ultimo viaggio, di tessuti e cotone.

Anche in questo caso, considerata la posizione del relitto, vi consigliamo vivamente di farvi accompagnare da personale qualificato e conoscitore della zona.

Max Calzia


GLI EROI DEL MARE
 
Guardia Costiera
 
visita il sito della Guardia Costiera
Visita il sito della Guardia Costiera


  Le immagini di questo video ci sono state fornite direttamente dalla Guardia Costiera, si riferiscono ad un giorno di piena estate subito dopo questo caldo ferragosto. Era il 19 agosto 2011 e 111 tunisini quel venerdì sono stati salvati al largo di Lampedusa. Uno dei tanti recuperi, certo.

Le abbiamo già viste, quelle facce, quelle vesti, quei colori e quasi sentiamo gli odori, le urla, e la paura. È quasi sempre notte, i protagonisti sono quasi sempre molto giovani e per la maggior parte si tratta di uomini-ragazzi o donne-bambine esausti e variopinte.

Le fantasie disordinate degli abiti multicolore dei naufraghi, con i loro copricapi, le loro vesti e i pezzi di stoffa-sciarpa al collo, contribuiscono in qualche modo ad aumentare il rumore, le urla e il disordine che regna sopra ogni improvvisata imbarcazione in bilico tra le onde. I piedi nudi.

Poi ci sono loro, bianco, arancio e nero, nessuna fantasia etnica da questa parte, ma ordine e pulizia anche nelle vesti oltre che nei gesti. Scarpe ai piedi.

Dopo pochi minuti i due mondi di tessuti e colori si mescolano. "Jallabia" tradizionali tessuti in pelo di dromedario e leggere vesti trasparenti disegnate e tinte a mano, ora si mescolano al 100% cotone industriale stirato e profumato. "Piedi" e "Scarpe" si incontrano. Salvi.

Un incontro di colori per spiegare che indossare la divisa delle nostre Forze Armate e vivere a contatto con il mare, è un sogno realizzabile entrando nella Marina Militare e non solo, i corpi che condividono con la Marina i compiti di responsabilità nel settore marittimo sono i Carabinieri, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza.

Guardia Costiera in azioneUn incontro di colori per spiegare che indossare la divisa delle nostre Forze Armate e vivere a contatto con il mare, è un sogno realizzabile entrando nella Marina Militare e non solo, i corpi che condividono con la Marina i compiti di responsabilità nel settore marittimo sono i Carabinieri, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza.

Dentro a queste divise stirate, donne e uomini pronti a salvarci la vita, addestramenti importanti e professionalità sperimentata ogni giorno in mare e sulle coste. Nessuna paura di sporcarsi la divisa.

Il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera, che avete visto al lavoro in questo video, è un Corpo della Marina Militare che svolge compiti sul mare per fini civili e dipende da varie Istituzioni, prima fra tutti il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha “ereditato” nel 1934, dal Ministero della Marina Mercantile, la maggior parte delle funzioni collegate all’ “uso” del mare per la navigazione commerciale e da diporto. Il Corpo dispone di un organico complessivo di circa 11.000 persone tra ufficiali, sottoufficiali e truppa.

Alcune delle principali linee di attività del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera sono:

Non dimentichiamoci tra le tante attività anche il servizio Numero Blu 1530 per l'emergenza in mare completamente gratuito per il cittadino, che conferma l’impegno del Corpo delle Capitanerie di Porto nella salvaguardia della vita umana in mare, garantendo la sicurezza ed il tranquillo svolgimento delle attività balneari e turistiche in qualsiasi sito dei nostri 8.000 Km di costa..
Questo è solo un assaggio delle tante attività da scoprire sui nostri eroi del mare. Non mancheranno le occasioni.

Katia Rossi

 
Settimanale - n. 12 del 2 settembre 2011 - anno I
RELITTO DEL CARNATIC
 
  Spedizione di Vivere il Mare alla ricerca dei più spettacolari relitti del Mar Rosso

Inauguriamo oggi una serie di articoli e servizi filmati realizzati da Vivere il Mare sui più famosi relitti presenti sui fondali del Mar Rosso. Un mini-reportage corredato da filmati condotti dal “mitico” Gianluca Genoni” (vd. Articolo nella sezione “personaggi”del sito), che speriamo possa costituire anche una guida per tutti gli appassionati di immersioni che prevedono di fare le proprie future vacanze subacquee nel coloratissimo mare egiziano.

Iniziamo con il Carnatic che affondò nel 1869 solo 2 mesi prima dell’apertura del canale di Suez. A quei tempi le merci non potevano giungere direttamente nella tratta tra l’Inghilterra e l’India, era necessario un passaggio via terra con i cammelli attraverso l’Egitto e il Carnatic era appunto una di quelle navi che facevano la spola da Suez all’India.

La nave inabissata nella zona antistante Hurgada, oggi giace ad una profondità di circa 24 metri ed è coricata sulla fiancata sinistra ed offre un colpo d'occhio

affascinante, in particolare avvicinandosi al lato di poppa, dove sono evidenti dei finestroni quadrati che la fanno assomigliare ad un antico galeone.
Un ulteriore particolarità di questo relitto è la presenza di una delle prime eliche a motore della storia della navigazione nonostante fosse un veliero.

Considerata l'elevata presenza di reefs è consigliato l'utilizzo dei gommoni per l'immersione o comunque l'ormeggio di imbarcazioni più grandi a distanza di sicurezza dalle aree segnalate sulle carte nautiche come pericolose per la navigazione.

Max Calzia

 

Settimanale - n. 06 del 15 luglio 2011 - anno I
VOLARE NEL MONDO DEL KITESURFING
 
  Se volare è sempre stato il vostro sogno e l'acqua la vostra passione... abbiamo trovato qualcosa che unisce i due elementi …il kitesurf.

Una nuova eccitante disciplina sportiva esplosa qualche anno fa sulle spiagge di Maui alle Hawaii che sta dilagando in tutto il mondo.

In sostituzione della tradizionale vela da windsurf si utilizza la potenza sviluppata da aquiloni manovrabili a due o quattro cavi dalla incredibile capacità di traino paragonabile a un potente motoscafo.

Oltre a questa notevole forza di trascinamento, l’aquilone aggiunge anche la trazione verticale, permettendo agli atleti salti fino ad ora inimmaginabili.

Definito il natante mosso dal vento più veloce del pianeta, il kitesurf è entrato a far parte del panorama sportivo internazionale a pieno titolo da poco tempo, ma presto “volteggerà” sopra il mondo delle Olimpiadi (Olimpiade del 2012 come Esibizione e nel 2016 come Disciplina Olimpica).


Abbiamo incontrato il giudice italiano della Classe Kiteboarding Italia www.classekiteboardingitalia.it Francesco Turchetti che da circa due anni segue la disciplina del kitesurf come Ufficiale di gara specialità KiteRace e Kitecross, e lo pratica lo tutte le volte che gli impegni lavorativi glielo permettono.

Sappiamo che il kitesurf è impropriamente associato al windsurf a causa di una passione creatasi dapprima nel mondo dei surfisti, cosa ci può chiarire a riguardo?
««Sì, sicuramente la passione del kitesurf nasce e prende comunque persone provenienti dal mondo del Windsurf e del Surf da onda. Nasce come sport nelle isole Hawaii negli anni 90 come uno sport estremo, prosegue per tutti gli anni 90, facendo si che da sport estremo si trasformi, grazie allo studio sui materiali e ai sistemi di sicurezza in uno sport adatto a tutti, tanto che la campionessa mondiale Donne di questa specialità, Giselle Pulido oggi diciassettenne, la prima volta divenne campionessa all’età di dodici anni»».

Questo significa che il Kitesurf è uno sport accessibile a tutti?
Perché consiglierebbe questo sport ad un ragazzo, e qual è l’età minima per provare?

««Attualmente, secondo le normative italiane, l’età minima per iniziare la pratica del kitesurf e di 14 anni, con l’ingresso recente della Classe Kiteboarding Italia e del kitesurf in generale dentro la Federazione Italiana Vela (FIV) l’età con proroga può essere ridotta a 13 anni»».

Per quanto riguardo i costi? Bisogna seguire un corso per iniziare?
««Prima di pensare di fare kitesurf, è necessario, io direi obbligatorio, aderire ad una scuola di kitesurf e fare un corso, per apprendere le tecniche e la sicurezza nel kitesurf.
Il costo iniziale del corso, potremmo definirlo piuttosto basso, la scuola ti fornisce tutto il necessario per l’apprendimento e la sicurezza dello sport, diciamo che la parte costosa inizia dopo la fine del corso, per l’acquisto delle ali e della tavola. Ci sono diversi “marchi”che costruiscono Kite e tavole quindi si ha una molteplice varietà di costi. Potremmo dire che una volta fatto l’acquisto delle attrezzature, non si hanno molte altre spese, in quanto il carburante del Kitesurf è gratuito e ce lo regala il dio Eolo»».

Cosa si prova alla fine del primo corso di kitesurfing?
««Ci sono due strade, una che rinuncia… e per l’altra potrei rispondere con una frase un pò impropria per uno sport: si e creato un tossicodipendente, tanto cresce la voglia di fare Kitesurf, perché si crea una dipendenza, direi sana, …il kite ti entra dentro e scorre nelle vene, accendi il computer solo per le previsioni del vento (se ci sarà vento quando sei libero, se arriveranno le onde) e ti accorgi che sei cambiato perche perdi interesse per quasi tutti gli sport più popolari e i tuoi discorsi sono incentrati per la maggior parte della giornata sulle misure di ala, intensità del vento tipologia di tavola o evoluzione per i più esperti»».

Katia Rossi

 

Settimanale - n. 02 del 17 giugno 2011 - anno I
Gianluca Genoni, un tipo sicuramente "profondo"!


Gianluca Genoni

 

È senza dubbio uno degli amici storici di Vivere il Mare, spesso presente come ospite durante le Settimane Azzurre ed estremamente disponibile a confrontarsi coi ragazzi più giovani per raccontare le sue esperienze.
Protagonista della fortunata trasmissione Vivere il Mare RAIDUE, dapprima come inviato e poi (nella seconda serie) come conduttore vero e proprio a fianco delle gemelle Silvia e Laura Squizzato.
Si può certamente definire un “superman” in carne ed ossa, grazie a tutti i record che ha raggiunto come apneista:
• è stato il primo uomo al mondo ad immergersi in apnea a 3000 m di altitudine sotto un metro di ghiaccio per oltre 60 m.
• Nel 2003 in Nepal, nell'ambito di un esperimento medico scientifico, ha compiuto la prima immersione mondiale in apnea a oltre 5200 m di altitudine ai piedi dell’Everest.
• Nel 2008 ha stabilito il nuovo record del mondo di apnea statica con 18'3"69 (facendo uso di iperventilazione e ossigeno puro.
• Ha un record personale in assetto costante di -85 m.
• Nel 2010 al largo della città ligure di Zoagli, ha stabilito il nuovo record mondiale di discesa con propulsore elettrico, questa nuova disciplina inaugurata da lui stesso prevede l'utilizzo dello scooter elettrico in luogo della staffa di discesa. In 4'24" ha toccato la profondità di -152 m ed è risalito con la sola forza delle braccia.
Le prime avvisaglie di “super-poteri” le ha avute da ragazzino quando sfidando i suoi compagni di scuola riusciva già, senza preparazione e allenamento, a resistere per più di 3 minuti senza respirare! Sembra una storia della Marvel ma non stiamo parlando di fantascienza ma di una naturale predisposizione fisiologica che, abbinata ad una vita intera di sacrifici caratterizzata da una costante e seria preparazione psico-fisica, ha portato Gianluca ad ottenere risultati eccezionali.

Per far capire meglio quanto sia grande lo spirito di dedizione di questo atleta basta raccontare che durante i giorni di produzione del programma televisivo per RAIDUE, ogni mattina alle 8.00 quando tutti i componenti della troupe facevano colazione per prepararsi alla dura giornata di lavoro, che spesso finiva alle 22.00, il nostro “eroe” arrivava fresco fresco di doccia per fare la conduzione, dopo aver fatto circa 40 chilometri di corsa!

Insomma, Gianluca Genoni bisogna proprio conoscerlo, perché è un grande atleta, perché ha regalato al nostro Paese prestigio e tanti primati, ma soprattutto perché è sicuramente un grande esempio di dedizione al proprio lavoro e un grande amante del mare.
Per saperne di più o per chi volesse partecipare ai corsi di apnea tenuti dal “maestro”:
www.genoni.com
a cura di Max Calzia

foto Max Calzia
 

Settimanale - n. 01 del 10 giugno 2011 - anno I
Alberto Angela, l'"Ulisse" televisivo per eccellenza


Alberto Angela

 

Nella splendida cornice del Castello di Santa Severa, a pochi Km da Roma
abbiamo trovato l’“Ulisse” televisivo per eccellenza, Alberto Angela.

Complice, il “Museo del Mare e della Navigazione Antica”, un gioiello citato nell’ultimo libro di Alberto Angela “Impero” per la valenza scientifica delle ricostruzioni navali realizzate.
Ricostruzioni navali e opere di ingegneria degne ancora oggi dell’attenzione dei migliori esperti di mare, ma utilizzate duemila anni fa dagli antichi romani.
Assolutamente da non perdere!!! ( www.museosantasevera.org).

Ricercatore scientifico, conduttore televisivo, subacqueo…Alberto Angela con l’occhio attento del naturalista dedica un capitolo del suo ultimo libro al Mediterraneo “il grande cortile che racchiude il segreto delle civiltà” lo chiamerà oggi.
Basta pensare che un “Impero” come quello romano (che si è allargato intorno al Mediterraneo) è molto simile al nostro mondo globalizzato a tal punto che il colore della pelle, era paragonato al colore degli occhi! Come oggi nessuna discriminazione viene fatta con persone che hanno gli occhi neri invece che blu, per gli antichi romani il colore della pelle era esattamente la stessa cosa. Abbiamo molto da imparare ancora dalla storia …e dal mare.
Un'unica moneta, un'unica lingua, lo stesso cibo e lo stesso vino da bere in tutto l’Impero lo stesso Mare che unisce e che divide. Un po’ come oggi. 

Grazie Alberto per aver trovato un ottimo modo di “Vivere il mare” a bordo di una piccola nave -  moneta di Ulisse.

a cura di Katia Rossi

 
foto Max Calzia