Musei del mare & Co
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Musei, sale, spazi dedicati al Mare e alle sue risorse. Interviste e approfondimenti.


 
Settimanale - n. 27 del 16 dicembre 2011 - anno I
Aree Marine Protette italiane. Un viaggio esclusivo lungo tutta la penisola alla scoperta del nostro "mare protetto"
 
  Settima tappa: Area Marina Protetta Capo Gallo Isola delle Femmine Conservare una prigione per “liberare” la natura.

Questa settimana proseguiamo nel nostro itinerario alla scoperta delle più belle ed importanti Aree Marine Protette italiane spostandoci dalla Sardegna alla Sicilia in prossimità di Palermo dove, tra scogliere imponenti troviamo Capo Gallo e una piccola isoletta davanti ad esso.
E’ curioso, la leggenda dice che su questo che è poco più che uno scoglio sorgesse un tempo un carcere per sole donne, oggi è invece un luogo, non solo simbolico, di rinascita della vita per gli animali, in particolare uccelli e pesci.
La parte sommersa delle grandi falesie costituisce un habitat importantissimo e molto bello da vedere. Gli itinerari principali sono subacquei, facili da intraprendere, sono accuratamente descritti nel sito dell’AMP (vedi sotto).
Capo Gallo è sicuramente una tappa da non trascurare soprattutto se si considera il fatto che è facilmente abbinabile ad un soggiorno di visita alla vicinissima città di Palermo e perché no anche alla nostra prossima meta di Ustica che vi proporremo la prossima settimana per una vacanza “a tutto mare”!

Consigli per la visita:
Auto o Bus da Palermo.
Diverse immersioni consigliate.

Siti utili (Area protetta, servizi, trasporti, meteo, ecc…):
www.ampcapogallo-isola.org
www.palermoweb.com

Max Calzia


 
Settimanale - n. 25 del 2 dicembre 2011 - anno I
La nostalgia per le vecchie tradizioni: “la sciabica”.
 

Foto di Leone Cameli

Si rievoca ogni estate lungo le spiagge italiane, dalle Marche alla Sicilia, dalla Sardegna alla Liguria. La “sciabica”detta anche “sciabbica” o “sciabiga” è la pesca di altri tempi che unisce tradizione e curiosità di un tempo passato.

Nelle prime luci dell’alba, quando i pesci sono ancora “addormentati” i pescatori, partendo dalla riva con una piccola barca, calano la rete a “sciabica“,una rete a strascico fatta di grandi braccia e un piccolo sacco a semicerchio che cattura il pesce durante il suo progressivo avanzamento. I pescatori seguono la rete a nuoto, mentre a riva gli altri pescatori ritirano a forza di braccia la grande rete con movimenti lenti, in modo da non far scappare il pesce e indurlo a riva mano a mano che la rete si restringe. Per questo tipo di pesca è richiesto l’intervento di una dozzina di persone per cui vi partecipano anche le donne e i figli giovani. E’ un tipo di pesca completamente manuale.

La pesca alla sciabica è detta anche “pesca miracolosa” in quanto questo tipo di rete, che permette di non allontanarsi troppo dalla battigia, cattura pesci di discrete dimensioni, come le seppioline, i cefali, le passere e il pesce azzurro minuto, ottimo per la preparazione della zuppa. Ma essendo una rete a strascico sfiorando il fondale del mare, oltre ai pesci possono rimanere incastrati vongole, cannolicchi gamberetti e piccoli crostacei.

In passato la sciabica era la più grande fonte di reddito nel periodo invernale, utilizzata dai pescatori nei giorni in cui il mare non permetteva l’imbarco sulle paranze. Era utilizzato anche dai contadini e da parte dei pescatori meno professionisti.
In estate la gente comune assisteva direttamente alla pesca per poi poter acquistare il pescato fresco.

Molto utilizzata nell’immediato dopo guerra fino agli anni settanta, la pesca con la rete a sciabica è ora vietata salvo qualche delibera ma con limitazione come per esempio la pesca di alcuni pesci in determinati periodi dell’anno e l’utilizzo di reti che non devono superare i 3mm di apertura delle maglie. Oggigiorno si rievoca l’antica pratica della sciabica, per mantenere ancora viva la memoria e la cultura della pesca, dei pescatori, della storia.

Annamaria Costantini

 

 
Settimanale - n. 24 del 25 novembre 2011 - anno I
Aree Marine Protette italiane. Un viaggio esclusivo lungo tutta la penisola alla scoperta del nostro "mare protetto"
 
  Sesta tappa: Area Marina Protetta Capo Carbonara (Villasimìus) I Caraibi sono in Italia!

Non sarà un caso che numerosi registi di fama internazionale abbiano deciso di girare i loro spot televisivi ed alcune scene dei loro film su queste spiagge. Già…perché in effetti non esiste alcuna differenza tra i colori e la bellezza di questo tratto di costa e quelle del golfo del Messico o delle Maldive…anzi una differenza sostanziale c’è: non servono ore e ore di volo aereo per arrivarci! Ma non è solo questo aspetto a rendere ambita l’Area Marina Protetta di Capo Carbonara a Villasimìus, a meno di un’ora di auto da Cagliari. In realtà sono i suoi fondali a nascondere veri e propri tesori naturalistici e archeologici tutti da scoprire. Biodiversità e ricerca scientifica sono i fiori all’occhiello di quest’area, infatti viene definita dagli addetti “un cantiere all’aperto in continua attività e di interminabile interesse”. Molte le iniziative e gli itinerari di visita proposti ogni anno, anche fuori stagione, dall’Ente gestore e dagli operatori locali. Natura, storia e anche tanta cucina. Nel porticciolo turistico di Villasimìus è possibile anche trovare pescatori che propongono giornate di pescaturismo per uscire in mare e con loro pescare, cucinare e mangiare a bordo, visitare le isole circostanti e fare

bagni rinfrescanti. Un’esperienza unica, emozionante e da raccontare una volta ritornati a casa. Il centro visite dell’AMP è stato recentemente ristrutturato e molto intensa è anche l’attività didattica per le scuole.


Consigli per la visita:
Auto o Bus da Cagliari (meno di un’ora).
Diverse immersioni consigliate
Recatevi nel Porto Turistico di Villasimìus per info, diving e pescaturismo.

Siti utili (Area protetta, servizi, trasporti, meteo, ecc…):
www.ampcapocarbonara.it/
www.villasimius.org
www.pescatour.net

Max Calzia


 
Settimanale - n. 20 del 28 ottobre 2011 - anno I
Aree Marine Protette italiane. Un viaggio esclusivo lungo tutta la penisola alla scoperta del nostro "mare protetto"
 
  Quinta Tappa: Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre Tra storia e ambiente.

La conformazione della costa occidentale della Sardegna è assai differente rispetto a quella del resto dell’isola, il paesaggio infatti si presenta assai più aspro e ricco di alte scogliere che si alternano a grandi spiagge fatte di granuli di quarzo bianchissimo…rarissime e bellissime!
In particolare, l’AMP della Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre offre l’opportunità di entrare in contatto con molteplici tipi di ambienti, da quello marino a quello lagunare, quest’ultimo tra l’altro ha determinato, grazie alla presenza di acqua dolce, habitat unici ricchi di vita sia animale che vegetale.
Ma i motivi di interesse non si limitano all’ambito naturalistico e scientifico, su questi lidi infatti possiamo ammirare ancora oggi innumerevoli testimonianze della storia antica e in alcuni casi antichissima del Mediterraneo.
Dai reperti preistorici del Neolitico (4000 a.C.) ritrovati sull’isolotto di Cuccuru Is Arrius fino ad arrivare alla Città di origini fenice di Tharros…e tanto altro ancora.
Insomma una passeggiata da sogno, tra natura e storia, tra mare e terra, il tutto perfettamente organizzato e assistito da un Ente di gestione che negli anni ha

saputo strutturarsi e organizzarsi per offrire il miglior supporto possibile al visitatore proponendo ben tre tipologie di itinerari: naturalistici, storico–culturali ed enogastronomici.
La zona del Sinis possiede infatti una vocazione turistica molto meno standard del resto della Sardegna, confermata dalla presenza di pochi alberghi ma di numerosi agriturismi.
Un motivo in più per andarci, non vi pare?


Consigli per la visita:
Treno da Cagliari a Cabras oppure in auto.
Per varie opportunità di visita rivolgetevi senza indugi agli uffici dell’Area Marina Protetta
Concedetevi anche un po’ di relax su una spiaggia di quarzo bianco.

Siti utili (Area protetta, servizi, trasporti, meteo, ecc…):
http://www.areamarinasinis.it/
http://www.comunedicabras.it/

Max Calzia


Settimanale - n. 17 del 07 ottobre 2011 - anno I
 
Aree Marine Protette italiane. Un viaggio esclusivo lungo tutta la penisola alla scoperta del nostro "mare protetto"
 
  Terza tappa: Area Marina Protetta di Capo Caccia – Isola Piana Quando l’architetto è la natura.

Solo la natura, con la sua incessante opera lungo i millenni, poteva realizzare opere così maestose come quelle che si possono ammirare in questa area marina protetta!
Qui non vi stupirà solo l’incredibile imponenza delle scogliere carsiche ma anche la grandiosità delle sue innumerevoli grotte, la più famosa e rappresentativa è senz’altro la Grotta di Nettuno, raggiungibile anche a piedi e assolutamente da non perdere.
Certamente il colpo d’occhio migliore lo si può avere dal mare, arrivare in barca in prossimità di Capo Caccia vi farà sentire “piccoli piccoli” al cospetto dell’immensa mole calcarea, messa lì dalla natura, e che sembra quasi volerci sfidare: infatti anche il più bravo degli architetti umani non potrebbe mai realizzare nulla di paragonabile.
Grazie alla sua posizione geografica molto particolare, questa AMP offre condizioni ideali per gli appassionati di vela in ogni periodo dell’anno. La vicinanza con Alghero, completa la validità di una visita per soggiorni interessanti e

piacevoli, in questa località che è considerata una delle “capitali del corallo rosso”.
Quest’ultima peculiarità però, ha purtroppo determinato negli anni, un notevole depauperamento di questa importante specie marina.
Sono in corso intensi studi per cercare di ovviare agli effetti di quello che è stato certamente un prelievo eccessivo di corallo. Si stanno tentando nuove metodologie di “ripopolamento” che speriamo diano al più presto risultati confortanti per il futuro.


Consigli per la visita:
Arrivo ad Alghero con aereo oppure in traghetto (Porto Torres)
Varie opportunità di visita soprattutto dalla vicina Alghero.
Escursioni a piedi lungo le scogliere per godere di panorami mozzafiato.
Ideale per cominciare a praticare sport a vela.

Siti utili (Area protetta, servizi, trasporti, meteo, ecc…):
www.ampcapocaccia.it
www.sardegnamareprotetto.it
www.clubdellavelaalghero.it

Max Calzia

 

 
Settimanale - n. 15 del 23 settembre 2011 - anno I
I nostri Porti: tecnologia e professionalità
 
  Molto di più che una struttura di carico e scarico di merci, oggi, il porto è diventato un centro di servizi specializzati. Ogni giorno enormi navi passeggeri approdano nei nostri porti cariche di turisti e un numero ancora superiore di merci arriva e parte con "giganti metallici" da trasporto.

Oggi, l’evoluzione del trasporto con l’apertura delle "Autostrade del Mare" sembra essere la giusta soluzione alla lotta a smog e traffico, privilegiando il trasferimento di merci via mare rispetto a quello su strada o su rotaia, preferendo spostamenti di merci a corto raggio con navi alimentate con carburanti a ridotte emissioni di zolfo.

Con un trasporto in così evoluzione, i moderni Porti offrono molte possibilità di lavoro e formazione specifica in vari campi: nella logistica, nella distribuzione, nelle riparazioni navali e nell’assistenza degli equipaggi. Le potenzialità maggiori del settore portuale riguardano tecnici specializzati e manager portuali. Le occasioni formative più importanti provengono dalle aziende operanti nel settore e dai cantieri stessi, che organizzano stage per diverse figure del settore portuale-cantieristico. La complessità delle operazioni portuali e le sofisticate

apparecchiature utilizzate richiedono infatti un’accurata specializzazione, per questo motivo è sempre più forte l'esigenza di organizzare di frequente corsi professionali d’aggiornamento.

D’altra parte, i lavori tradizionali dei porti continuano ad essere principalmente quelli legati al carico e scarico merci, controllo, confezionamento, pesatura, legatura dei colli, selezione secondo la qualità e assemblaggio. Queste le figure più importanti del settore: gruista portuale, tecnico della sicurezza, meccanico navale, operatore metalmeccanico di scafo, tecnico di progettazione navale.
E ancora: pilota dei porti, ormeggiatore, terminalista pianificatore del traffico portuale, operatore dei servizi di assistenza e fornitura alle navi, agente raccomandatario marittimo, che fa eseguire tutte le operazioni necessarie nel porto di arrivo della nave per conto dell’armatore.

Su tutte queste figure vigilano i "Piloti dei Porti". Mestiere quasi sconosciuto, specialisti della sicurezza in mare e nei porti, garantiscono la salvaguardia dell’ambiente marino e la dinamicità del traffico delle navi. si occupano della movimentazione e del traffico nelle banchine dei porti, per ridurre il rischio di incidenti nelle fasi più delicate, come l’avvicinamento alla costa. Un’ora prima di attraccare, infatti, le navi devono mettersi in contatto con la “torre piloti” del porto, che comunica se è possibile l’ormeggio in banchina o se la nave deve attendere in rada. Nel primo caso, la nave viene avvicinata dalla “pilotina”, un piccolo scafo, con a bordo il pilota. Egli raggiunge il comandante in cabina e lo affianca nella manovra.
Si diventa piloti di porto attraverso i concorsi indetti dalla Capitaneria di Porto. Requisito fondamentale aver acquisito una lunga esperienza di navigazione su navi mercantili o militari.

Facendo il punto della situazione, esistono oggi tante opportunità di formazione specifica e se volete partire subito all'avventura e far parte dell'equipaggio di una nave mercantile, le figure professionali del personale di coperta sono: mozzo, marinaio, operaio di coperta, ma anche capitano d’armi e nostromo. Inoltre c’è il personale di macchina, i "tecnici" della navigazione: operaio motorista e operaio meccanico. È necessario iscriversi all’ufficio del lavoro nelle matricole della "gente di mare" e dotarsi del libretto di navigazione rilasciato dalla Capitaneria di Porto.

Buon lavoro e buon mare, ricordatevi che c’è sempre un porto ad attendervi.

Katia Rossi

Infoweb per approfondire:
www.fedepiloti-porti.it
www.federazionedelmare.it
www.assoporti.it

 

Settimanale - n. 14 del 16 settembre 2011 - anno I
I Fari d'Italia
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Settimanale - n. 12 del 2 settembre 2011 - anno I
La pesca nella storia, tra simboli e religione
 



Raffigurazioni artistiche dedicate al mondo della pesca
anulus piscatoris sulla mano del Pontefice
anulus piscatoris sulla mano del Pontefice
  I pesci, fanno da sempre, parte dell’alimentazione dell’uomo: lo studio dei loro resti fornisce preziose testimonianze non solo sulle abitudini alimentari dei nostri antenati ma anche sull’estinzione di alcune specie, sull’introduzione di altre nuove, sulle zone di diffusione, sui metodi della pesca, della conservazione e commercializzazione del pescato.

Diversi luoghi del Mediterraneo conservano importanti giacimenti di fossili marini databili fra i 5 e 6 milioni di anni fa: a Orano, lungo la costa algerina, a Licata e Racalmuto in Sicilia, a Senigallia e Mondaino in Adriatico, per ricordare solo alcuni esempi.

I più diffusi attrezzi da pesca, lenze, reti e nasse non si conservano perché quasi sempre costruite con materiale deperibile, ma ami e arpioni ricavati dalle ossa degli animali si. Non è invece facile risalire al metodo utilizzato, niente foto o video su youtube per i nostri antenati, ma tanto studio e logica che ci portano a pensare che legato a quella lenza poteva inizialmente esserci un semplice bastoncino con una spina sulla quale era infilzata l’esca.

La pesca ha dato un grande contributo alla storia dell’uomo e allo straordinario fiorire di una grande creatività nell’applicazione di tecniche e strumenti, ma ha anche prodotto forti componenti simboliche. Basti pensare che fin dalla preistoria l’attività della pesca ha ispirato anche l’arte: pesci, pescatori e barche divengono materia iconografica per graffiti, vasi, affreschi e mosaici pavimentali. Per la religione cristiana, il pesce, assieme al pane e al vino era il pasto sacramentale delle religioni e assume un valore simbolico ben preciso, evidenziato nei testi sacri.

Ad esempio pescatori erano i primi apostoli scelti da Gesù. A Pietro, preso da timore per il miracolo della pesca abbondante compiuta da Gesù, il Signore dice: “Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini” . Una conseguenza del simbolismo del pescatore, vivo ancora oggi, è l’anello del pescatore (anulus piscatoris) spettante solo al Pontefice, con incisa proprio la raffigurazione della pesca miracolosa compiuta da Pietro.


Katia Rossi

 

Le Univeristà del mare
 
 

Abbiamo parlato precedentemente della possibilità per i giovani studenti di fare del mare un percorso formativo scolastico attraverso gli Istituti Nautici, ma la formazione può continuare per chi volesse iscriversi all’Università e approfondire le tematiche ambientali legate alla risorsa mare.

Tanti oggi i Corsi di  Laurea Universitari nelle nostre regioni che offrono un largo ventaglio di possibilità didattiche, per studiare e approfondire le “scienze del mare” attraverso la biologia, l’oceanografia e l’ingegneria navale.

Il CONISMA (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare)  coordina e promuove la ricerca di attività scientifiche nel campo delle Scienze del mare, mettendo in collaborazione le Università con gli Enti pubblici e privati di ricerca.
http://www.conisma.it/

Ad oggi vi aderiscono 29 Università italiane con corsi di laurea triennali, magistrali e centri di ricerca.
Buona navigazione!

a cura di Erika Neri & Annamaria Costantini

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Settimanale - n. 10 del 19 agosto 2011 - anno I
Aree Marine Protette italiane. Un viaggio esclusivo lungo tutta la penisola alla scoperta del nostro "mare protetto"
 
  Seconda tappa: Tavolara - Punta Coda Cavallo
Un ambiente incontaminato in cui la natura lavora per noi.


Dal Mar Ligure ci spostiamo nel nord est della Sardegna dove l’acqua diventa verde smeraldo, a pochi chilometri da Olbia si erge maestosa l’isola granitica di Tavolara.
E’ un esempio di area marina fortunatamente ancora intatta grazie alla sua naturale conformazione aspra e non facilmente raggiungibile dal turismo convenzionale.
In questi ultimi anni la sua gestione si è occupata particolarmente di aspetti scientifici e di ricerca, cercando di favorire una fruizione consapevole da parte di appassionati e studiosi.
C’è molto da imparare a Tavolara e l’insegnante è proprio la natura stessa che qui non ha mai smesso di svolgere i suoi compiti.
Una morfologia geologica sorprendente fa da cornice ad un sito ricco di biodiversità non solo sotto la superficie del mare ma anche nelle zone emerse.
Questa AMP è oggi una delle mete più frequentate dagli studiosi in particolare geologi, biologi ed ornitologi ed è anche particolarmente indicata per ricerche e

masters universitari. Di grande fascino anche alcune storie del passato legate a quest’area, il tutto rende la visita piacevole, interessante e istruttiva senza contare che il mare e le spiagge in cui fare un bagno rinfrescante sono tra le più belle al mondo!


Consigli per la visita:
Arrivo ad Olbia con traghetto o aereo (Aeroporto internazionale)
Varie opportunità di visita e circumnavigazione dell’isola di Tavolara con imbarcazioni attrezzate.

Siti utili (Area protetta, servizi, trasporti, meteo, ecc…):
www.amptavolara.it
www.olbiaturismo.it
www.centrosubtavolara.com

Max Calzia

 
Settimanale - n. 09 del 5 agosto 2011 - anno I
Gli Istituti Tecnici Nautici in Italia
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Settimanale - n. 09 del 5 agosto 2011 - anno I
Aree Marine Protette italiane. Un viaggio esclusivo lungo tutta la penisola alla scoperta del nostro "mare protetto"
 
  Prima tappa: Portofino

Parte questa settimana un lungo viaggio in cui Vivere il Mare potrà accompagnarvi alla scoperta delle più importanti Aree Marine Protette del nostro Paese.
Grazie al ricco archivio immagini a nostra disposizione potremo mostrarvi luoghi naturali che costituiscono il fiore all’occhiello dei mari italiani, con i loro fondali ricchi di biodiversità ma anche con la loro storia e tradizioni.
Una realtà importante per il futuro, quella delle AMP, con qualche problema ancora da risolvere, ma che costituisce già un patrimonio concreto, in grado di offrire straordinarie opportunità di visita da cogliere al volo, per un turismo attento e sostenibile.

Portofino è la nostra tappa di partenza, con la sua baia famosa nel mondo per la sua bellezza e la sua attitudine "modaiola". Non è certo facile assolvere all’attività di tutela in un luogo che è letteralmente preso d’assalto ogni anno da centinaia di migliaia di turisti, ma è proprio in un contesto come questo che appaiono evidenti i motivi che rendono le Aree protette indispensabili.
Buon viaggio a tutti!

Consigli per la visita:
Abbandonate l’idea di andarci in auto…il treno è consigliatissimo
Se avete la fortuna di andarci in barca fate attenzione alle norme e al rispetto delle zone interdette alla navigazione.

Siti utili:
www.portofinoamp.it
www.arpal.gov.it
www.comuni-italiani.it
www.portofinotrek.com

Max Calzia

 

Settimanale - n. 02 del 17 giugno 2011 - anno I
I Musei del Mare in Italia
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Settimanale - n. 01 del 10 giugno 2011 - anno I
Museo del Mare e della Navigazione Antica - Castello di Santa Severa (Roma)
21 maggio 2011
 

Un percorso per scoprire la storia di uno dei più antichi scali portuali del Tirreno, importante luogo di culto, città etrusca, fortezza romana, castello e borgo medioevale.
Il Museo Civico di Santa Marinella “Museo del Mare e della Navigazione Antica” si inserisce nell’ambito della straordinaria area archeologica e monumentale di Pyrgi e del Castello di Santa Severa. Un luogo di grande importanza storica per il litorale nord di Roma frequentato dalla preistoria fino ai nostri giorni in maniera ininterrotta.
La struttura museale, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria meridionale, la Regione Lazio e la Provincia di Roma, con un taglio decisamente didattico permette di avvicinarsi con semplicità al mondo degli antichi marinai tramite suggestive ricostruzioni al vero di ambienti e strumentazioni frutto del paziente lavoro di ricerca del Centro Studi Marittimi del Museo.
Attraverso l’ archeologia subacquea la storia della navigazione antica il visitatore coglie diversi aspetti della “vita sul mare e per il mare” di civiltà lontane che rivivono all’interno di un Museo moderno e attrezzato.

Spicca, tra i modelli ricostruiti al vero di due scafi appartenuti a navi etrusche naufragate nel VI sec. a.C. dinnanzi alle coste della Provenza, la ricostruzione di una pompa di sentina del tipo a bindolo del II sec. a.C. La macchina ricostruita in dimensioni reali e secondo le tecniche e i materiali antichi era senza dubbio la più diffusa macchina idraulica a bordo delle navi antiche. Molto pratica e sicura, serviva per lo svuotamento delle acque di infiltrazione nelle navi e riusciva ad espellere dalla sentina ben 200 litri di acqua al minuto. Uno strumento importantissimo se pensiamo che un uomo da solo riusciva ad espellere dalla nave il peso di un tonnellata di acqua in 5 minuti con qualsiasi condizioni meteo - marine…quindi anche in piena tempesta.
Insieme allo straordinario ritrovamento di un’ancora lignea romana ancora perfettamente conservata e alla suggestiva ricostruzione in dimensioni reali della stiva di una nave oneraria che ci illustra le modalità di carico delle anfore – considerate i fossili guida dell’archeologia subacquea - si ha la possibilità di scoprire il “mestiere dell’archeologo subacqueo” e di partecipare ai vari laboratori didattici.
Un piccolo museo che ha assunto una rilevanza nazionale di primo piano nel campo della ricerca e della divulgazione scientifica, che continua a suscitare l’interesse di professionisti quali Alberto Angela (che oltre ad aver presentato il Museo lo scorso anno in uno Speciale di Superquark, ne ha descritto alcune opere di ingegneria navale nel suo ultimo libro “Impero”), un museo che continua a ricevere ambiti riconoscimenti.
Il 21 maggio, infatti il Direttore del Museo Dott. Flavio Enei ha ricevuto alla presenza del Sindaco di Santa Marinella, Roberto Bacheca il prestigioso riconoscimento dell’ Associazione Herity International – certificazione internazionale della struttura museale per l’ottima qualità delle proposte culturali e dell’impegno per la divulgazione scientifica e didattica.
I risultati della certificazione sono rappresentati su una scala da 1 a 5, in un “bersaglio”, il simbolo prescelto da HERITY, affisso all’ingresso del Museo. Essi descrivono Valore percepito, Conservazione, Comunicazione e Servizi offerti che sono i quattro settori considerati nella certificazione internazionale HERITY rivolta a biblioteche, musei, archivi, monumenti (inclusi edifici religiosi) e siti archeologici, pubblici o privati, di tutto il mondo, purché aperti ai visitatori. Oltre a Santa Marinella altri 40 musei della Regione Lazio hanno ottenuto la certificazione HERITY e ben presto mostreranno i loro bersagli.
Ancora una volta Il Museo del Mare e della Navigazione Antica di Santa Severa ha fatto centro!

a cura di Katia Rossi

 
foto Max Calzia