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| LE PAROLE DEL MARE |
| Pesca in apnea |
La pesca in apnea, anche per il lascito di tanti "pirati" della pesca subacquea che hanno razziato in passato i nostri fondali, resta una di quelle discipline sportive spesso contestate e poco considerate, al punto che in molti casi viene considerata assolutamente incompatibile con le aree di tutela ambientale, ossia quelle di zona C, nelle riserve marine.
Nella realtà dei fatti però la stessa pesca in apnea è una forma di pesca sportiva soggetta agli stessi limiti di cattura previsti per la pesca di superficie e che - secondo i suoi difensori - dal momento che si effettua con una sequenza di individuazione della preda-tentativo di cattura, la sua regolamentazione potrebbe essere molto più particolareggiata e meno invasiva. Di contro comunque, mentre gli ultimi decreti determinano di fatto una enorme riduzione della possibilità di praticare questo sport in quanto ritenuto potenzialmente dannoso per la zona C, non poche polemiche intercorrono nel frattempo tra appassionati, iscritti alla Federazione e la stessa Federazione Pesca Subacquea, la Fipsas, che a detta di alcuni avrebbe finito con il tutelare solo i diritti dei pescatori di superficie, mentre si riducono gli appuntamenti agonistici e la possibilità stessa di praticarla.
In Italia, del resto, il numero dei praticanti, appassionati e agonisti (categorie che quasi sempre coincidono quasi del tutto), è ancora considerevole ed è quantificabile in alcune migliaia di appassionati. Il rischio, ad oggi, è quello di una spaccatura tra pescatori in apnea e Federazione, con la creazione di una Federazione del tutto autonoma, come del resto è già accaduto - e neanche troppo tempo fa - in Francia. Con risultati sconfortanti.
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