L'ambiente abissale inizia da circa 200 metri di profondità, dove regna l’oscurità perenne, pressioni elevatissime e bassissime temperature attestate a circa 0° C sul fondo degli oceani, costanti durante tutto l’anno. In questo contesto naturale si collocano le creature degli abissi, specie di pesci che sopravvivono grazie alla loro capacità di adattamento a tali ambienti e studiati con grandi difficoltà dagli esperti del campo. Alcune delle loro peculiarità sono facilmente riconducibili alla necessità di sopravvivenza nei fondali marini; così denti spaventosi e bocche e stomaci estensibili (capaci di inghiottire prede più grandi) diventano indispensabili in conseguenza alla difficile reperibilità del cibo, e la presenza di fotofori – organi in grado di produrre luce- è attestata in quasi tutte le specie di pesci di profondità.
Preservate e protette dalla completa oscurità, queste creature costituiscono un caso unico sulla Terra: le condizioni climatiche degli abissi infatti, essendo rimaste pressoché immutate nella storia del nostro pianeta, le hanno rese un fondamentale anello di collegamento biologico con la preistoria.
Per queste e molte altre ragioni gli abissi acquatici continuano ad essere tra gli ambienti naturali che esercitano maggior fascino tra gli scienziati, anche a causa di difficoltà oggettive per la realizzazione di tali studi; ad esempio certe creature, abituate ad altissime pressioni, non sopravvivono se portate in superficie, e d'altra parte gli strumenti attualmente a disposizione non consentono di scendere al di sotto di determinate profondità. Esiste così una fauna marina che si è potuta studiare soltanto sulla base di esemplari morti, e un'altra di cui si ipotizza soltanto l'esistenza.
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