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| LE PAROLE DEL MARE |
| L'Odissea e i portolani dell'antichità |
L'Odissea ed il personaggio di Omero rappresentano uno dei grandi misteri della civiltà occidentale. Della vicenda di Omero e della su natura leggendaria tanto si è scritto, al punto che in esso si vede riassunta tutta la gamma degli aedi, dei rapsodi e dei cantastorie che raccontavano in giro per il Mediterraneo le cose note e quelle ignote e fornivano, a loro modo, una sorta di conoscenza di un mondo a volte conosciuto solo attraverso la tradizione orale.
E' noto altresì che la cecità omerica avrebbe anch'essa in definitiva un valore puramente simbolico dal momento che rappresenterebbe una capacità eccezionale di sensibilità e di veggenza. Ma l'Odissea, l'opera forse più affascinante dell'antichità ellenica, rappresenta soprattutto uno dei più antichi portolani della storia, in quanto l'autore, attraverso la descrizione di luoghi e approdi, delinea una mappa del Mediterraneo e descrive dove sia possibile trovare ricovero e con quali rischi o agi.
Così viene fuori la grande ospitalità delle terre dei Feaci e di parte dell'arcipelago delle Eolie, così come allo stesso modo le coste italiche appaiono spesso pericolose e infide (Circe o Polifemo), senza contare il rischio meteorologico che si nasconde dietro le Sirene ed i mostri di Scilla e Cariddi. Ulisse poi, com'è noto, è il navigatore, il colonizzatore, colui che lascia tutto per vagabondare e scoprire, un istinto più forte dell'amore per la famiglia. L'Odissea insomma è il parametro ed il punto di partenza dello spirito della civiltà mediterranea ed occidentale
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