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| LE PAROLE DEL MARE |
| Erik il Rosso |
Una delle figure mitiche legate allo stesso mito dei vichinghi e della loro arte di navigare e di raggiungere nuove terre e frontiere, è senz'altro quella di Erik il Rosso, originario della Norvegia, a cui si attribuisce la scoperta della Groenlandia allo stesso modo in cui è ormai certo che le Americhe furono già note ai più intraprendenti tra i suoi connazionali.
Erik, prima di ogni altra cosa fu comunque un gran navigatore. Cercò una terra pescosa e ospitale e la trovò (l'Islanda). Poi, in seguito ad un fatto di sangue che ne sancì il bando dalla sua terra, Erik giunse con un lungo viaggio a bordo della sua nave fino ad Ammassalik, sulla costa orientale della Groenlandia, proprio sotto il Circolo Polare Artico.
La sua nave doveva essere una di quelle navi tipiche del suo popolo. Forse lunga 25 metri, con una sorta di doppia prua, veloce, allungata, a propulsione sia a vela che a remi, con tanto di decorazioni e scudi lungo le fiancate che servivano anche ad incutere timore al nemico. Erik comunque in Groenlandia (le verde terra, da green=verde) non rimase a lungo, preferendo tornare di nuovo a casa per saldare il debito che aveva contratto con chi lo aveva fatto condannare. Ciò fatto avrebbe ripreso il mare con una flotta molto più grande e con un numero di armati, bestiame e vettovaglie che gli avrebbero consentito un insediamento stabile fino al termine dei suoi giorni. Così avvenne. Era il 985 circa. Alla sua morte diede disposizione che il suo corpo venisse deposto sulla sua nave, ciò che più aveva amato, e fosse abbandonato al largo: avrebbe così, ancora una volta viaggiato verso l'orizzonte.
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