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| LE PAROLE DEL MARE |
| Cernia |
Tra i grandi miti della nostra cucina - il che peraltro ha costituito uno dei principali problemi di questa specie - c'è anche quello dell'eccezionale bontà delle carni della cernia. Detto questo, dove e come vivono queste signore - loro malgrado - delle nostre tavole? Si tratta di pesci della famiglia dei Serranidi (i più grandi del Mediterraneo) appartenenti ai generi Epinephelus e Polyprion, tutti di grandi dimensioni.
Nel Mediterraneo, tra le altre, è reperibile soprattutto la cernia comune (Epinephelus guaza), lunga fino a 1,5 metri e che può pesare anche 50-60 chilogrammi. Essa vive non solo su fondali rocciosi - come spesso si ritiene a torto - e può arrivare anche a 120 metri di profondità. Non bella, con una mandibola prominente che l'ha fatta entrare nell'immaginario collettivo come un esempio di poca grazia, la cernia è nella realtà un animale territoriale e sedentario, che vive in tana e esce principalmente per cacciare, mantenendosi entro una ben limitata area. E' infatti un vorace predatore che si ciba soprattutto di molluschi Cefalopodi, ma anche di altri pesci e crostacei.
Una caratteristica, non unica della specie ma sicuramente molto interessante, è costituita dallo sviluppo sessuale è ermafrodita temporale; nasce femmina, raggiunge la maturità sessuale femminile al nono anno e si riproduce; dopo il dodicesimo anno di età diventa maschio e raggiunge la maturità maschile quando già supera gli 80 centimetri di lunghezza. Si riproduce nei mesi di luglio e agosto.
E' una specie molto longeva, può vivere fino a 50 anni. Proprio la crescita lenta degli esemplari di cernia, così come l'ermafroditismo e la modesta fertilità, rendono difficile il ripopolamento della specie, soprattutto di fronte alla caccia indiscriminata fatta dall'uomo negli ultimi decenni.
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