Vivere il Mare, iniziative per la diffusione della cultura del mare e dell'ambiente
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 LE PAROLE DEL MARE
Abitanti degli Oceani
Se pensiamo al mare come a un elemento in perenne e continuo movimento rischiamo di dare un'immagine falsata della realtà, dal momento che le cose - come vedremo - non stanno del tutto in questo modo. L'oceano infatti - contro ogni immagine preconfezionata - costituisce quasi un esempio di staticità. Solo una minima parte di esso è sottoposto ad un rimescolamento continuo legato al flusso delle correnti e si tratta per lo più degli strati superficiali. Scendendo invece in profondità, ci si accorge che la temperatura, la salinità, la torpidità e la viscosità variano difatti in maniera quasi radicale, in modo scalare, creando così una sorta di compartimenti stagni d'acqua che impiegano anche dei secoli per rimescolarsi, il che incide non poco - che è poi quello che volevamo dimostrare - sulla stessa biologia degli Oceani. La vita che li caratterizza infatti varia a seconda dello strato d'acqua che si considera.

Nella zona più superficiale si trovano gli organismi palagici in continuo movimento. Tra questi distinguiamo il necton: composto da animali in grado di nuotare e contrapporsi alle correnti, come i pesci, i cetacei e il calamaro; il plancton animali e vegetali che si spostano portati dalle correnti, tra questi alcuni piccoli crostacei o gli cnidari come le meduse. Proprio in questi mari troviamo una delle meduse coloniali più urticanti, anche per le sue notevoli dimensioni, è la "caravella portoghese", in grado di catturare anche alcuni piccoli pesci con i suoi tentacoli paralizzanti.

Nella fascia più profonda dell'oceano, in seguito all'assenza di luce, non troviamo né alghe né fitoplancton, quindi viene a mancare il primo anello della catena alimentare, l'elemento di base è dato dalla materia organica morta che precipita dagli strati superiori verso il basso, gli organismi quindi sono principalmente saprofagi o detritivori. L'oscurità degli abissi ha reso inutili le vivaci colorazioni ma ha favorito la comparsa di organi luminosi, presenti in alcuni animali abissali.


 


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