|
| LE PAROLE DEL MARE |
|
Apnea e respirazione |
Ciascuno di noi possiede un volume polmonare ristretto rispetto a quello che potenzialmente potrebbe sfruttare in seguito a un continuo e specifico allenamento. In condizioni normali, tra un'espirazione e un'inspirazione, ventiliamo circa 500 centimetri cubi (cc) di aria che, per 18 respirazioni al minuto, fanno 6-8 litri di aria al minuto. A ciò poi si può aggiungere tra i 1500cc e i 2500cc d'aria se al termine della respirazione, si effettua un'espirazione o un'inspirazione massima, il che comunque non comporta mai un totale svuotamento dei polmoni che rimangono comunque pieni di aria residua per circa 1000cc, senza contare i 500cc presenti nelle cavità bronco-tracheali. Da questa somma di addendi di aria viene quindi quella cifra (fino ai 5500cc) che indica la capacità polmonare totale di una persona comune. Per chi pratica apnea, ovviamente, conoscere questa capacità polmonare è di essenziale importanza, ma - a differenza di quanto si crede - l'apneista non possiede polmoni più grandi, ma solo la capacità di consumare meno aria ed una migliore percentuale tra capacità polmonare, altezza, peso e capacità di consumo.
Quanto poi alla stessa capacità polmonare, questa non è granché modificabile neppure mediante l'allenamento. Si può invece intervenire sulla possibilità di pescare anche le stille residue (il fondo del serbatoio) che sono presenti nei nostri polmoni senza mettere a repentaglio la nostra incolumità e l'allenamento di apnea si basa appunto su questo, considerando che di 60 litri d'aria riusciamo in genere ad usarne solo quaranta. Un buon uso del diaframma e delle tecniche respiratorie può consentire in breve di sfruttare fino in fondo le nostre potenzialità. La cosiddetta capacità vitale poi, così come l'efficacia della respirazione, servono prima di iniziare l'apnea, non durante l'apnea. Avere una migliore capacità vitale vuol dire ventilare più aria a parità di movimenti (e di sforzo), perciò la respirazione risulterà più efficace. Ci consente un rapido lavaggio dei polmoni tra una discesa e l'altra, abbassando i tempi di recupero. Inoltre ci aiuta in profondità, quando la compensazione inizia a farsi difficile, perché potendo contare su un maggior volume d'aria da poter spostare, ci sarà più facile trovare quel poco d'aria da mandare nell'orecchio medio. Il legame tra respirazione, rilassamento, tempi di apnea e benessere in acqua è forte e non può essere rotto.
Non serve avere polmoni da balena, se in acqua non si riesce a rilassarsi. Non è possibile rilassarsi profondamente se non si sa come respirare. Non si possono ottenere buone performances senza rilassamento. Ma soprattutto non si può stare bene in acqua se non si è rilassati.
|
|
|